Normative

Precetti e Regole Generali

Il settore sicurezza negli ambiente di lavoro è in assoluto uno dei più complessi che vi siano in Italia, con una continua attenzione ed aggiornamento da parte del legislatore. Gli effetti positivi della riforma si sono evidenziati con forza: si è passati da 1.176.491 di infortunati del 1990 ai 695.000 del 2013. In questa sezione dedicheremo la nostra attenzioni alle normative vigenti, alle regolamentazioni UNI EN-ISO e alle interpretazioni della giurisprudenza in relazioni alle mancanze tecnico-legislative. Qui potete trovare tutto quello che vi serve per capire cosa richiede la legge ai privati, ai datori di lavoro e alle aziende di sicurezza che lavorano ogni giorno in questo ambiente.

Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro

Edizione maggio 2014 - regolamenta l’intero settore sicurezza

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Formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Accordo Stato-Regioni Formazione Lavoratori

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Formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Accordo Stato-Regioni Formazione Datori di Lavoro

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Attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori

Accordo Stato-Regioni 2 febbraio 2012

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Valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento aria

Accordo Stato-Regioni 7 febbraio 2013

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Aziende totalmente in regola
Aziende parzialmente in regola
Aziende inconsapevoli
Fonte: ISTAT 2013

FAQ - Domande Frequenti

Il D.Lgs. 81/08 è l’attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007 n.123,che prescrive le misure per la tutela della salute e per la sicurezza nei luoghi fi lavoro, in tutti i settori di attività privati o pubblici.
Il decreto si applica tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio. Si applica inoltre a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati.
L’art. 2 del D.Lgs. 81/08 definisce come lavoratore: “persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società e dell’ente stesso; l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549, e seguenti del codice civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione; il volontario, come definito dalla legge 1° agosto 1991, n. 266; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il volontario che effettua il servizio civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni”.
L’art. 2 del D.Lgs. 81/08 definisce datore di lavoro: “il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore, o comunque il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”.
L’art. 2 del D.Lgs. 81/08 definisce come dirigente: “persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’ incarico conferitogli attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa ”.
L’art. 2 del D.Lgs. 81/08 definisce come preposto: “persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’ incarico conferitogli, sovraintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllande la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa ”.
Il datore di lavoro (DL) deve valutare tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori; all’esito di tale valutazione egli elabora un documento (il “documento di valutazione dei rischi”) nel quale spiega quali sono i criteri adottati per la valutazione, individua le misure prevenzione e di protezione (compresi i dispositivi di protezione individuale [DPI]) e programma misure opportune per garantire il miglioramento dei livelli di sicurezza.
NO, dipende dal numero di lavoratori. L’art. 29 al comma 5 prescrive: “[…] i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 30 giugno 2012, gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l’effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attività di cui all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonchè g). 6. I datori di lavoro che occupano fino a 50 lavoratori possono effettuare la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f). Nelle more dell’elaborazione di tali procedure trovano applicazione le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, e 4.

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